Quia cor urat






a cura di AntonGiulio Vergine, Francesca Renda, Giulia Turconi

MUSPA - Museo Senza Pareti

dal 22 al 26 maggio 2020





Camilla Marinoni (1979) è nata a Bergamo, dove vive e lavora attualmente. Ha frequentato il corso di scultura presso l’Accademia di Brera e nel 2007 ha conseguito il diploma specialistico in Arte Sacra Contemporanea. Diversi sono i mezzi che Camilla Marinoni utilizza per dar forma alle sue opere: dalla terracotta, alla fotografia, dalla performance alla delicatezza del cucito. Le sue opere - legate da un unico e continuo filo rosso - raccontano la fragilità e l’irruenza dell’esistenza, attraverso un modo di sentire al femminile, e riportano ad antichi saperi, come il ricamo e la terracotta: mestieri, questi, culturalmente legati alla donna e che richiedono pazienza e lentezza, una lavorazione attenta. L’operazione creativa assume quasi le sembianze di un rituale, facendo emergere con potenza archetipica l’universo femminile, legato alla potenza rigeneratrice, ma anche al sangue spettro di nascita e morte.

Anche la ferita dunque riveste uno degli elementi chiave per la lettura del lavoro di Camilla Marinoni, una ferita che va sanata, lenita, ma innanzitutto mostrata. In questo consiste la cura: custodire, proteggere, pazientare. Dalla radice sanscrita “ku” (battere, osservare) o dal latino “cor” (cuore), la cura è espressione elementare del rapporto tra l’individuo e l’altro: indica un’attenzione empatica, un’amorevole compassione, ma anche un’agitata e autentica preoccupazione. “Aver cura” vuol dire esserci. In questa tensione tra calore e angoscia, si manifesta la potenza di un rapporto sempiterno, attuale più che mai, che racconta un processo curativo, e in ogni caso epurativo, “perché – secondo l’antica locuzione - scalda il cuore, e lo consuma” (quia cor urat).



Quia cor urat

a cura di AntonGiulio Vergine, Francesca Renda, Giulia Turconi

MUSPA - Museo Senza Pareti

dal 22 al 26 maggio 2020


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